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San Pio

pagine nascoste
Gruppo di Preghiera
La lesione somatica: epicrisi sui possibili quadri anatomo-patologici.
Ezio Fulcheri
["Studi su Padre Pio", XIII, (2012), nn-1-2-3, pp. 113-136]

Premessa
Per un anatomopatologo è molto difficile descrivere qualcosa che non cada sotto l’osservazione dei propri sensi, non solo della vista, dunque ma di tutte le percezioni che solo l’esame diretto e personale della lesione possono fare registrare nella mente.
L’anatomia patologica infatti viene definita come la scienza che studia le basi patologiche delle malattie, vale a dire il substrato anatomico alterato dalla malattia, e tale substrato rappresenta la chiave di interpretazione dei sintomi, illumina sull’etiologia della lesione, consente di differenziarla da altre simili o dissimili e interpreta l’evoluzione trovandone le ragioni, siano esse normali o anomale, strane o addirittura eccezionali. Per questa serie di ragioni l’Anatomia Patologica diviene scienza non solo diagnostica ma anche in un certo senso prognostica.
Agli albori della disciplina le osservazioni venivano essenzialmente effettuate sui cadaveri per definire la causa di morte, la tipologia e le caratteristiche della malattia che aveva portato all’exitus e delle malattie eventualmente intercorrenti o subentranti. Un’autopsia infatti può individuare anche nei segni lasciati sull’organismo le malattie pregresse ed infine può contribuire alla ricostruzione della storia biologica totale dell’uomo.
Progressivamente, nel corso dei secoli, la disciplina si è staccata dal ‘riscontro diagnostico’ per impegnarsi in campi più direttamente collegati alla cura della persona ed in particolare nella diagnostica operatoria, sia post-operatoria sugli organi asportati o sulle parti di essi, o intra- operatoria su minimi rilievi in corso di intervento per guidare e sostenere le scelte operative del chirurgo.
Ancor più recentemente, nella seconda metà del secolo scorso, l’Anatomia Patologia ha aperto il nuovo e più coinvolgente campo della diagnostica mediante biopsie endoscopiche o laparoscopiche in un processo di evoluzione che, se da un lato vede diminuire l’entità del materiale asportato, dall’altro, lungi dal perdere le connotazioni proprie della disciplina, viene chiamata ad affinarsi nella diagnostica sempre più predittiva ed integrata con la clinica.
Su questo scenario si innesta dunque la richiesta di definire quale possa essere il substrato patologico di una lesione del tutto particolare quale le stigmate.
Occorre ancora ribadire che, per definizione della stessa disciplina, l’anatomia patologica analizza ciò che è possibile esaminare direttamente, potremo dire ‘tactu et de visu’, e la stessa autopsia, che

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